Fave

Fave
Difficoltà
Costo
1
5.0/5

Indice dei Contenuti

Ingredienti

Dosi per

4 porzioni


Caratteristiche e proprietà La Vicia Faba, della famiglia delle Fabaceae, si trova sulle tavole a partire dalla primavera inoltrata sotto forma di baccelli, lunghi circa 20 cm. Di questi si elimina il tegumento esterno e si consumano, anche crudi, i semi (tra i cinque e i dieci per baccello). 

Le fave apportano ferro, fosforo e potassio, e moltissime vitamine, tra cui acido ascorbico, vitamina A, folati e vitamina K (attenzione, quindi, se volete preservare questi nutrienti, a consumarle crude). La compresenza di ferro e vitamina C le rende perfette per chi soffre di anemia.

Molto indicate per le diete ipocaloriche, se mangiate crude, dato che non presentano grassi, aiutano a stimolare il senso di sazietà e sono una miniera di acqua e fibre. Le fave facilitano la diuresi e sono un vero toccasana per la salute di reni e apparato urinario, contrastando la ritenzione idrica. 

Regolano inoltre, soprattutto se consumate con cereali come piatto unico, l’attività intestinale aiutando a contrastare la stitichezza. 

Preparazione e usi in cucina Cotte in padella in un soffritto di scalogno con dadini di guanciale e pecorino, sono ottime per condire la pasta, preparare il ripieno di torte salate e finger food. Molto salutari ridotte in purè nella stagione invernale e indicatissime per arricchire zuppe e minestroni; frullate possono diventare la base per burger, crocchette o polpette vegetali. 

Crostone con burrata di fave

Flan di fave e pecorino

Cocotte alle fave fresche e pancetta


Fave: le troviamo dall’ortolano a primavera inoltrata. Crudo, o cotto, per condire la pasta, nelle zuppe, in burger vegetali o in salutari puree.

I consigli di Valentina

Attenzione: le fave possono essere collegate a una controindicazione molto grave, l’anomalia genetica detta favismo: chi presenta questa patologia può subire conseguenze serie dal consumo di questo alimento. Si tratta di un difetto dell’enzima glucosio 6-fosfato deidrogenasi che comporta gravi conseguenze a livello dei globuli rossi, poiché il G6DP risulta molto importante per il loro corretto funzionamento.

• Nelle stagioni diverse dalla primavera si possono mangiare le fave secche, dopo averle reidratate tenendole in ammollo. Se hanno la buccia si tengono in ammollo 20 ore, mentre senza buccia i semi vanno tenuti in acqua 8 ore. Dopo l’ammollo, si cuociono per 2 ore in acqua.

• Con le fave, tostate e successivamente tritate, potrete ottenere una farina senza glutine che può dar vita a impasti di pasta o di pane mescolata ad altre farine (nella misura del 10-15%).  

• Ricordate che maggio è il seme per eccellenza delle fave e tenete sempre a mente che hanno uno scarto elevato: per ottenere 500 grammi di fave sgranate dovrete acquistarne 2 kg.

Ricetta di Valentina Mosco
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